C’è una cosa che nessuno ti dice, quando diventi nonna: che ti ritroverai a progettare collezioni stagionali con la stessa serietà di una maison parigina. Solo che al posto delle modelle filiformi, hai un omino di un anno e qualcosa che cresce alla velocità della luce e decide lui, ogni mattina, se il capo è degno oppure no.
Enrico cresce, e vederlo infilarsi nei maglioncini che ho fatto per lui è una soddisfazione difficile da spiegare. È un misto tra orgoglio sartoriale e tenerezza pura. Perché quei maglioni non sono solo lana: sono tempo, attenzione, conti rifatti tre volte (e a volte comunque sbagliati), e quell’idea un po’ romantica che qualcosa fatto a mano abbia ancora un valore.
Il primo della collezione per l’anno venturo è stato il maglioncino a righe fatto con gli avanzi. Un piccolo manifesto contro lo spreco, ma soprattutto contro la noia. Righe di colori diversi, messi insieme con una logica tutta mia (cioè: “questo ci sta, dai”), ed è venuto fuori un capo allegro, un po’ scanzonato, perfetto per un bambino che non sta fermo un secondo. Ogni riga è un pezzo di altri maglioni, altre storie, altri progetti. Una specie di patchwork affettivo, travestito da maglia.
Poi c’è lui: il maglione con la volpe. Qui siamo entrati nel territorio delle “figure”, perché Enrico ha già le sue preferenze estetiche ben definite. Gli piacciono i personaggi: quelli di Walt Disney, gli eroi degli Avengers… insomma, gente con una certa presenza scenica. La volpe, nel suo piccolo, regge il confronto. Lavorarla è stata un’impresa tra cambi di colore e concentrazione massima, ma il risultato è stato promosso: sguardo attento, tocco con la manina, approvazione silenziosa. Che, nel mondo infantile, equivale a una standing ovation.
Non poteva mancare il maglione con i dinosauri. Perché c’è un momento nella vita di ogni bambino in cui i dinosauri diventano una cosa seria. E così Enrico gira con questi piccoli mostri colorati addosso, felice come se fosse lui il direttore di Jurassic Park.
E infine, il colpo di genio della collezione: il coordinato con il gatto Armando. Armando non è “un gatto”. È il gatto di Enrico, praticamente suo fratello. Crescono insieme, condividono spazi, giochi (più o meno volontariamente da parte del gatto) e una certa idea di casa.

Vestirli uguali è stata una tentazione irresistibile. Armando, che già di suo ha un certo aplomb, si è ritrovato fatto ai ferri, con il maglione con i dinosauri, uguale a quello di Enrico. Una scena che vale da sola tutto il lavoro fatto: il bambino e il gatto, uno accanto all’altro, perfettamente coordinati, come se fosse la cosa più normale del mondo. E forse, in effetti, lo è.
Alla fine, questa “collezione autunno/inverno” non finirà su nessuna passerella, ma ha già fatto il suo debutto migliore: sul pavimento di casa, tra giochi sparsi e risate. E ogni volta che Enrico indossa uno di quei maglioni, io vedo qualcosa di più di un capo fatto a mano. Vedo il tempo che passa, sì — perché cresce, eccome se cresce — ma anche il filo sottile che tiene insieme le generazioni.
E, devo ammetterlo, non vedo già l’ora di iniziare la prossima collezione.
