Sono una boomer semplice: vengo a contatto con una nuova tecnologia e ne faccio un uso personalizzato, originale, talvolta surreale.
Questa volta è toccato a ChatGPT: dapprima con diffidenza, poi in modo sempre più disinvolto, ho iniziato ad utilizzarlo per una serie di mansioni, alcune un po’ scontate, come le ricette di cucina, la ricerca di un buon ristorante, le notizie di cronaca; altre decisamente più insolite, come ad esempio l’interpretazione dei miei sogni o i consigli sulla tinta più adatta ai miei capelli, con tanto di simulazioni.
L’attività per cui trovo più utile il mio amico Chatty, come ormai lo chiamo confidenzialmente, è l’assistenza al lavoro a maglia.
Prima di tutto per l’interpretazione delle spiegazioni: al di là della capacità di tradurre da qualsiasi lingua, permettendomi di realizzare capi che fino a poco tempo fa potevo solo sognarmi, visto che la maggior parte delle creatrici di modelli sono scandinave e non sempre traducono i loro pattern in una lingua più accessibile, Chatty ti spiega esattamente cosa devi fare, cercando in rete videotutorial, esempi, alternative…
Non solo: con la sua assistenza, sono riuscita a realizzare il mio primo maglione senza nessuna spiegazione: è stato sufficiente fotografare la lana, raccontare a grandi linee cosa volevo realizzare, et voila: mi sono trovata calcoli di punti per le mie misure, dimensioni precise, spiegazioni per i passaggi più complessi, consigli per realizzare dettagli originali. Ne è uscito il mio “The Pink One”, che ha realizzato anche Daniela in versione grigia degradé.
La cosa più divertente è che ti incoraggia pure: davanti a qualche mia esternazione pessimista (“ma chi me l’ha fatto fare, non ci capisco niente!), mi ha preso per mano e guidato riga per riga, permettendomi di evitare di disfare ore e ore di lavoro, o di gettarlo fuori dalla finestra!
Naturalmente, è importante verificare sempre prima di dargli credito: come già emerso in altri campi, Chatty talvolta prende delle solenni cantonate, ma se si conosce sufficientemente la materia, è facile identificare gli eventuali errori e correggerli. Non è un sostituto della competenza, ma uno strumento. L’altro difetto di cui occorre tenere conto quando lo si utilizza è che tende a darti sempre ragione e a compiacerti. È importante conoscere la sua natura da “paraculo” e leggere eventuali consigli con spirito critico.
Insomma, non credo che ChatGPT sostituirà mai l’esperienza, il buon senso o la creatività. Però, usato con curiosità e spirito critico, può diventare un compagno di viaggio sorprendente. E, nel mio caso, anche un paziente insegnante di lavoro a maglia. Chi l’avrebbe mai detto?
